Kapitel 1 von 2 · A2 · Leicht
Una notte di lavoro
Ciàula entdeckt den Mond
In Sicilia, in una miniera di zolfo, i minatori lavoravano tutto il giorno sottoterra, a più di duecento metri di profondità. Una sera volevano tornare a casa, ma il sorvegliante, Cacciagallina, li fermò con la pistola in mano: “Tornate giù tutti! Dovete lavorare fino all'alba!” Ma i minatori risero di lui, lo spinsero e passarono. Restò solo zi' Scarda, un vecchio che aveva perso un occhio. Cacciagallina lo prese per il petto e gridò contro di lui.
Zi' Scarda non si arrabbiò. Era un uomo paziente. Quattro anni prima, una mina era esplosa nella miniera: suo figlio Calicchio era morto, e lui aveva perso un occhio. Adesso doveva mantenere la nuora e sette nipotini. Dall'occhio malato gli scendeva spesso una lacrima, e lui la beveva con piacere, perché era salata.
Anche zi' Scarda, però, aveva sotto di sé qualcuno più debole: Ciàula, il ragazzo che portava lo zolfo per lui. Ciàula aveva più di trent'anni, ma era un po' scemo e si comportava come un bambino. Lo chiamavano Ciàula perché imitava il verso della cornacchia: “Cràh! Cràh!”
Quella sera Ciàula si stava vestendo per tornare al paese. Aveva un vecchio panciotto elegante, regalato per carità, e ne era molto orgoglioso. Zi' Scarda lo chiamò: “Vai a toglierti il panciotto. Stanotte lavoriamo.”
Ciàula lo guardò a bocca aperta, poi disse: “Gna bonu”, cioè “va bene”. E andò a cambiarsi.
Ciàula portava i sacchi di zolfo sulle spalle, su per una scala lunga, ripida e scivolosa. Aveva sulla fronte una piccola lampada a olio. Saliva e scendeva tante volte al giorno. Ogni volta che arrivava in cima, vedeva la luce del sole, e senza saperlo si sentiva un po' meglio.
Ma ora era sera. E Ciàula aveva un problema: non aveva paura del buio della miniera, ma aveva una grande paura del buio della notte.