In Sardegna, vicino a un fiume, c'era un piccolo podere con un orto e una capanna. Sul bordo del podere crescevano tante canne, che col vento facevano un rumore dolce. Qui lavorava Efix, il vecchio servo delle dame Pintor. Le dame erano tre sorelle: Ruth, la più vecchia, Ester e Noemi, la più giovane. Una volta la loro famiglia era nobile e ricca. Adesso erano povere, e quel piccolo podere era tutto quello che restava.
Efix amava le sue padrone e lavorava per loro senza chiedere niente. Ma nel cuore aveva un segreto pesante.
Tanti anni prima, il padre delle ragazze, don Zame, era un uomo violento. Teneva le sue quattro figlie chiuse in casa come schiave, e aspettava per loro dei mariti nobili. Ma la terza figlia, Lia, scappò di casa una notte. Poco tempo dopo trovarono don Zame morto vicino a un ponte. La gente diceva che era morto di dolore per la fuga della figlia. Le sorelle restarono sole e nessuno le sposò.
Lia scrisse da Civitavecchia: aveva sposato un commerciante di bestiame, un uomo del popolo. Le sorelle non le perdonarono. Poi Lia ebbe un figlio, Giacinto. Ogni anno a Pasqua e a Natale il ragazzo scriveva alle zie, e le zie gli mandavano un regalo.
Un giorno arrivò una notizia: Giacinto voleva venire a stare dalle zie. Donna Ester gli aveva scritto di nascosto. Noemi era contraria: “Che cosa viene a fare? Siamo già povere!” Ruth era preoccupata. Ma Efix era contento.
Nel villaggio vivevano anche don Predu, un cugino ricco delle dame, il Milese, un mercante ricchissimo, e Kallina, una vecchia usuraia che prestava soldi a interessi alti. Vicino al podere abitava la vecchia zia Pottoi con la sua bella nipote, Grixenda.
Una sera un ragazzo disse a Efix: “Mia nonna dice che voi avete aiutato donna Lia a fuggire. E dice che voi sapete chi ha ucciso don Zame.” Efix gridò: “Tua nonna è una strega! Lasciate in pace i morti!” Ma la sua voce tremava.