Capítulo 1 de 2 · A2 · Fácil
La corsa
O pequeno tambor sardo
Era il 24 luglio 1848, il primo giorno della battaglia di Custoza. Circa sessanta soldati italiani erano andati su una collina per occupare una casa isolata. All'improvviso arrivarono due compagnie di soldati austriaci e cominciarono a sparare. Gli italiani entrarono di corsa nella casa e chiusero le porte. Poi spararono dalle finestre.
I soldati avevano un capitano vecchio, alto e magro, con i capelli e i baffi bianchi. Era un uomo duro e severo: tutti i soldati avevano paura dei suoi occhi grigi e freddi. Con loro c'era anche un tamburino sardo, un ragazzo di poco più di quattordici anni. Sembrava ancora più piccolo. Aveva la faccia scura e due occhi neri che brillavano.
Le pallottole entravano da tutte le parti e rompevano muri, mobili e vetri. Molti soldati cadevano feriti. Gli austriaci si avvicinavano sempre di più.
A un certo punto il capitano chiamò il tamburino in soffitta. Scriveva un biglietto vicino a una piccola finestra. Per terra c'era una corda. “Tamburino”, disse il capitano, “tu hai del fegato.” “Sì, signor capitano”, rispose il ragazzo, e gli occhi gli brillarono.
Il capitano gli mostrò la pianura. “Guarda laggiù, vicino a Villafranca. Là ci sono i nostri soldati. Tu scendi con la corda, corri giù per la collina e per i campi, e dai questo biglietto al primo ufficiale che vedi. La salvezza di tutti noi è nel tuo coraggio e nelle tue gambe.”
Il ragazzo mise il biglietto in tasca e scese con la corda. Poi corse giù per la collina. Ma gli austriaci lo videro e cominciarono a sparargli. Il capitano guardava dalla finestra, pieno di paura. A un tratto il ragazzo cadde. “Ucciso!” gridò il capitano. Ma il tamburino si rialzò e continuò a correre. Però zoppicava.
Il capitano lo seguiva con gli occhi e gli parlava, anche se il ragazzo non poteva sentirlo: “Corri! Avanti!” A un certo punto il ragazzo sparì in un campo di grano. Il capitano era arrabbiato: “Si è seduto, quel poltrone!” Ma poi la testa del ragazzo apparve di nuovo. Alla fine sparì dietro le siepi.