第1章,共2章 · A2 · 简单
Il marchese
切基娜的美德
Checchina viveva a Roma, in una casa piccola e povera. Era sposata con Toto Primicerio, un medico dell'ospedale di Santo Spirito. Toto era un uomo grosso, tranquillo e molto attento ai soldi. In casa c'era sempre il suo odore di acido fenico, la medicina dell'ospedale. Con loro viveva la serva, Susanna, una donna religiosa, dura e sospettosa, che andava sempre a messa.
La vita di Checchina era noiosa: pulire i mobili, cucinare, risparmiare ogni soldo. Non aveva un orologio, non aveva vestiti belli, non scriveva mai lettere.
Ogni tanto veniva a trovarla la sua amica Isolina. Isolina era allegra, profumata, con i riccioli sulla fronte. Aveva un amante, Giorgio, e parlava sempre d'amore. “L'amore è una gran bella cosa, Checchina mia”, diceva. Checchina ascoltava e non diceva niente. Una volta Isolina le chiese anche sei lire in prestito.
Un venerdì Toto disse: “Ho invitato a pranzo il marchese d'Aragona. L'abbiamo conosciuto in vacanza a Frascati. Conosce tutte le famiglie nobili di Roma: mi può essere utile. Viene domenica alle sette.” Checchina diventò pallida. Un marchese a pranzo da loro! Come fare, con così pochi soldi?
La domenica Checchina cucinò tutto il giorno, perché Susanna era arrabbiata e non voleva aiutarla. Quando il marchese arrivò, lei era rossa in viso e stanchissima. Il marchese era elegante, con le mani bianche e morbide come quelle di una donna. Fu molto gentile con lei e le fece tanti complimenti. Le parlò della sua casa, piena di tappeti, calda e profumata. “Sono sempre solo”, disse. “Aspetto una donna semplice e buona, che mi voglia bene.”
Dopo il pranzo Toto, che aveva mangiato e bevuto tanto, si addormentò sul letto nella stanza accanto. Allora il marchese, all'improvviso, baciò Checchina sul collo. “Venite da me mercoledì, dalle quattro alle sei”, disse. Lui la chiamava “Fanny”, un nome elegante, alla francese. “Mercoledì no”, rispose lei, vinta da quel nome. “Venerdì, allora.” E Checchina disse di sì.
La mattina dopo il marchese le mandò un grande mazzo di rose bianche. Checchina lo strinse al petto. Poi cercò di rifarsi un cappello vecchio, per essere più bella. Ma venne fuori una cosa brutta, e Toto le disse: “Ti sta male.”
Quando restò sola, Checchina pianse. Non aveva le scarpe dorate, né i fazzoletti fini, né l'orologio, come Isolina. Non aveva niente di quello che serve per l'amore.