C'era una volta una fornaia che aveva una figlia nera come un tizzone, cioè come un pezzo di legno bruciato, e brutta come il peccato. Per questo tutti la chiamavano Tizzoncino. Madre e figlia cuocevano il pane della gente. Tizzoncino lavorava da mattina a sera: portava le pagnotte da infornare e poi le riportava cotte alle case. Era sempre sporca, con i capelli in disordine, i piedi nudi e i vestiti rotti. Ma era sempre allegra, e le sue risate si sentivano in tutta la strada.
La sera, però, le due fornaie si chiudevano in casa e non uscivano mai, nemmeno d'estate, quando tutti stavano fuori al fresco. Le vicine erano curiose. Si misero a spiare dietro la porta. Dalle fessure vedevano una luce fortissima, e sentivano la madre che diceva:
“Spera di sole, spera di sole, sarai regina se Dio vuole!”
E Tizzoncino rideva.
La notizia arrivò al Re. Il Re si arrabbiò e fece mettere in prigione madre e figlia. Ma anche in prigione, ogni notte, il custode vedeva la stessa luce e sentiva la stessa frase. Il Re le fece chiudere in una prigione sottoterra, senza aria e senza luce. Niente da fare: ogni notte, la luce e la frase.
Allora il Re chiamò i suoi consiglieri. Uno disse: “Ma che cosa dice quella donna? Se Dio vuole. Che male c'è? Se Dio lo vuole, neppure il Re lo può impedire.” Il Re pensò che era vero e liberò le fornaie.
Le due donne cuocevano il pane meglio di tutti. Anche la Regina volle il loro pane, e Tizzoncino saliva spesso le scale del palazzo. La Regina si divertiva a farle domande:
“Tizzoncino, perché non ti lavi la faccia?”
“Maestà, ho la pelle delicata e l'acqua me la rovina.”
“Perché non ti pettini?”
“Ho i capelli sottili e il pettine me li strappa.”
“E perché la tua mamma ti chiama Spera di sole?”
“Sarò Regina, se Dio vuole!”
Il figlio del Re, il Reuccio, aveva sedici anni ed era molto superbo. Quando incontrava Tizzoncino sulle scale, si girava dall'altra parte. Gli faceva schifo. Una volta le sputò addosso. Un'altra volta le diede un calcio e lei cadde dalle scale con tutto il pane. Tizzoncino tornò a casa piangendo. Ma la madre diceva sempre: “Sia fatta la volontà di Dio.”